Dai libri di Adelphi ai quadri di Martin Streitenberger il passo non è così lungo come potrebbe sembrare. Cespuglio. Tumulto. Spostamento (Shift). Disgregazione. Caduta…. Non sono soltanto i titoli di molte delle opere, ma modi diversi per dire l’idea fondante che muove l’artista nel suo lavoro, la prospettiva dalla quale queste opere nascono e crescono fino al loro compimento (che però non significa fine), e per dire anche la reazione che vogliono suscitare in chi le guarda: reazione emotiva prima ancora che ragionamento e pensiero. Quanto all’antitesi che caratterizzava Adelphi come criterio di scelta dei propri libri, essa comporta sempre una corrispondenza, e anche questa ritroviamo nelle opere di Martin Streintenberger: le opere, anche quando appartengono a “serie” diverse, sembrano in una continuità di dialogo le une con le altre, come singole parole o frasi di un unico, complessivo discorso intorno al caos/caso da cui tutto nasce, che tutto orienta e a cui forse tutto infine ritorna. Nei quadri di Martin Streitenberger come nei libri che compongono il catalogo di Adelphi e trovano posto sui nostri scaffali il disordine si muove, sì, verso un’organizzazione di qualche genere, un assetto, di ordine (verso un senso, anche?), ma questo ordine resta comunque pronto al cambiamento, direi anzi in cerca del cambiamento, inevitabilmente. Se questo è il nucleo sostanziale delle opere – o, meglio, dell’opera che i singoli quadri compongono –, il metodo procede in coerenza, chiudendo per così dire il cerchio lungo il quale forma e sostanza coincidono. L’ Autore lavora tornando via via sulla singola opera anche nel corso di anni finché il caos prende una forma, seguendo un movimento (spesso verticale) che genera la trasformazione e che, nel cosmo magmatico in cui il gesto dell’artista di compie, non si limita a questa o a quell’opera, ma le percorre tutte ed è insieme metodo, appunto, e tema di fondo. Il tumulto, il cespuglio, la disgregazione sono continuamente in corso, in evoluzione, trovando via via espressioni diverse. Quello che preme ai confini e può essere inizialmente contenuto dalla cornice infine sconfina, e i quadri diventano allora finestre su qualcos’altro. Ma non rappresentano semplicemente un affaccio sul mondo da contemplare o analizzare. Nell’ idea di Bobi Bazlen nell’Adelphi nascitura gli stili, le epoche e i generi sarebbero stati diversi fra loro e i libri unici, solitari, per dir così, fin quasi all’estraneità, ma questa unicità si sarebbe trasformata in pluralità senza perdersi o affievolirsi. Così, non ci sono cesure o distanze incolmabili nel movimento che prende corpo fra le opere di Streitenberger, non c’è fine né tregua. La realtà che è presente a momenti nella sua versione più attuale e con riferimento a situazioni distinte spazialmente e temporalmente (la guerra ad Aleppo, per esempio, o l’Ucraina) non è una realtà che l’ Autore vuole riprodurre in maniera singolare e definitiva. Quello che vuol fare è romperla, piuttosto, per ricostruirla, mostrandone il movimento che sta dentro tutto ed è all’opera continuamente.